Una dimostrazione di “manifesta inferiorità”

Devo avvalermi del ricorso alla “noble art” per cercare di rappresentare al meglio quanto è avvenuto domenica 23 maggio al Chittolina e narrarvi della disinvoltura con cui la Sanremese dell’ottimo mister Andreoletti si è sbarazzata per 3 a 1 di un Vado per lunghi tratti “imbarazzante” soprattutto per approccio e determinazione. Nel pugilato come saprete
diversamente dall’1-X-2 del calcio molti sono i possibili verdetti.Vi è parità, se i giudici non riescono a decidere a favore di uno dei due protagonisti.
Oppure si può vincere ai punti, allorquando, sia pure di poco, il vincitore sia identificabile.(nel caso, essendo usualmente tre i giudici, si può avere un verdetto unanime o uno a maggioranza : in inglese, nella seconda ipotesi, si parla di ‘split decision’). Altre ancora e variegate possono essere le possibilità.Per intervento medico (ne siede sempre uno a bordo ring), se uno dei pugili è ferito e fisicamente impossibilitato a continuare.
Per squalifica, quando l’arbitro riscontri uno o più colpi portati non permessi dal regolamento.Per getto della spugna, quando è il ‘secondo’ di uno dei boxeur che, vedendo la mala parata e temendo per la salute del suo assistito, interviene appunto gettando l’asciugamano (non la spugna, come gergalmente si dice) sul quadrato.Per kot (knock out tecnico), quando l’arbitro interrompe l’incontro decretando il ko anche se il pugile dichiarato perdente non è a terra e non è in corso un conteggio.
Per ko (knock out), allorquando uno dei contendenti è al tappeto e ci resta fino alla fine del predetto conteggio il cui limite è dieci.Infine (finalmente siamo arrivati alla ns Vado-Sanremese), per ‘manifesta inferiorità’, se l’arbitro, alla luce dell’andamento del match, ritenga troppo arduo e pericoloso per uno dei pugili, evidentemente incapace di contrastare l’avversario, continuare a combattere.Tanta e tale è stata la superiorità tecnica, tattica, atletica e psicoattitudinale del biancazzurri che l’incontro (parola grossa) si sarebbe dovuto sospendere al 16° del secondo tempo sul risultato di 3 a 0 dopo le reti del giovanissimo Pellicanò (classe 2002) e dell’ex cagliaritano Demontis.Se solo pensiamo che i ragazzi di Del Gratta si ripresentavano ad un impegno ufficiale dopo un mese di stop a causa delle continuate quarantene da Covid e che in panchina schieravano tra 2004 ed un 2005, ci rendiamo conto della pochezza e della mancata prestazione della pattuglia rossoblù (salvo solo il solito portierone Luppi ancora una volta artefice di prodigiose parate che hanno limitato il passivo), che ha scatenato “giustamente” ( sono in sintonia nel merito e non nel metodo, da cui mi dissocio per forma e stile) l’ira funesta del pelide presidente Tarabotto. Con un tridente formato dai senatores Pedalino, Sbarbati e Bernasconi poco avvezzi a dar man forte alla mediana ed un triangolo di centrocampo poggiato sul lento e prevedibile Taddei e sui due cursori Bernardini e Boiga, per Bregliano e compagni è stato un gioco da bambini prendere il sopravvento nel palleggio e nelle geometrie, tanto che se davanti i rivieraschi avessero avuto punte di ruolo, ci sarebbe voluto il pallottoliere. Aver rinnegato il 3-5-2 che era stato illustrato come la panacea in favore dell’ennesimo sbilanciatissimo e disequilibrato 4-3-3 proposto, dà la misura dell’enorme confusione che regna dalle parti di “Sciamano Landia”.Ora che si è toccato il fondo, come si suol dire, inutile guardarsi indietro e piangere sul latte versato.Fortuna vuole che entrambe le due competitrici nella corsa salvezza (Fossano e Borgosesia) abbiano perso, quindi “calma e gesso”. A partire da domani a Chieri (match di recupero) sino alla fine, le antagoniste dei vadesi saranno squadre già salve in virtù del nuovo format o non aspiranti ai play off, ragion per cui, tutte le possibilità di farcela rimangono intatte e tutte da sfruttare. Casale, Legnano (forse l’unica con qualche velleità), Lavagnese e Arconatese sono ostacoli ampiamente alla portata. C’è tempo per la resa dei conti, i repulisti e le rivoluzioni. Bisogna stare sul pezzo e remare tutti nella stessa direzione. Lo si deve ai gloriosi colori della società, lo si deve alla città, lo si deve a chi in questo progetto, pur palesando evidenti limiti strategico/competitivi, ha messo cuore, energie e soprattutto denari.Caro Presidente, Lei che viene dall’ambiente portuale si ricordi della saggezza ligure e si affidi al proverbio :” Il buon marinaio si conosce nelle tempeste”. Tenga d’occhio la ciurma però, perchè mi pare che si sia circondato di qualche Schettino di troppo.
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