Prove di salto di qualità

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Dovrei relazionarvi in merito all’ultima di campionato dove un Vado che sta tirando il respiro (sintomi di stanchezza fisica e mentale dopo una incoraggiante e lunga cavalcata che lo ha fatto chiudere a quota 69 punti) si è fatto raggiungere sul finale da un generoso Pinerolo che seppur in inferiorità numerica grazie al centro del giovane Riccardo Bellucci leva 2002 (figlio d’arte) ha raggiunto la sospirata salvezza. Dovrei inoltre darvi delle anticipazioni sul quadrangolare play off che vedrà domenica 14 alle ore 16  i vadesi giocarsi a Bra un primo dentro o fuori. Voglio invece spostare l’attenzione dal campo alla scrivania per cercare di decifrare un futuro oramai prossimo. Le ultime interviste rilasciate da Luca Tarabotto, vice presidente e Ds della società, di fatto, mi hanno colpito in positivo portandomi ad intravvedere alcune prospettive sino a qualche tempo fa impensabili. Sarà per l’arrivo nel club di una ventata culturale nuova collegabile alle capacità di mister Didu, sarà perchè Tarabotto Junior inevitabilmente stia facendo tesoro di un biennio da dirigente che probabilmente lo ha fatto crescere, ma per la prima volta ho sentito le parole dette giuste-giuste e questo sia entrando nel metodo che nel merito. Credo che si sia vicini ad abbracciare con convinzione quel concetto invano reclamato che si chiama “programmazione”. Accettare il significato del termine e coglierne i motivi di vantaggio rappresenterebbe per il sodalizio intero un “grande salto di qualità”. Così come vi sono manager che vogliono creare un tipo diverso di azienda, un luogo più appagante che sia anche tecnicamente migliore dei concorrenti, e che cercano di ottenere risultati migliori in termini di crescita redditizia sostenibile, anche nel calcio (azienda atipica) vi possono essere profili professionali in grado di concepire e realizzare percorsi e programmi di ottimo livello.Magari si tratta spesso di invertire la piramide : dall’alto del consiglio di amministrazione al basso della base (quella che lavora). Solo se un team pratica l’attenzione al kaizen quotidiano e  alla visualizzazione dei problemi e si impegna a trovare i muda, a riconoscere gli errori e a correggerli, i risultati potranno migliorare. Troppo spesso in questi anni della gestione Tarabotto si è giunti alla conclusione di dover ricostruire tutto. I contraccolpi (contestazione dell’esercizio ) e le ricadute (abbandono di una pratica che in qualche modo ha funzionato bene) pur essendo in qualche modo parti normali del gioco, hanno contrassegnato in negativo l’attitudine alla costruzione di un progetto stabile e vincente. Certamente il passo è ripido e la porta stretta, ma questo sforzo parrebbe essere entrato  nelle corde del figlio del Patron. Raramente le soluzioni si trovano al livello puramente logico in cui appare il problema. Se così fosse, le persone le avrebbero trovate tutte e subito. Ci vuole invece tanta concentrazione. Qual è il problema che stiamo cercando di risolvere?”: porsi questa domanda, più e più volte, consente di intervenire immediatamente e di evitare di guardare il fuoco senza sapere da dove cominciare a spegnerlo. Usare le risorse umane come un dato di fatto, e credere che tutto questo sia una parte perfettamente normale della vita lavorativa e sportiva costruita sulla subordinazione è un errore fatale.
La mia teoria è quella, che le prestazioni migliori si basino sull’elemento “fiducia”. Le due dimensioni della fiducia sono la fiducia nella competenza (se le persone competenti capiscono il problema da risolvere, prenderanno decisioni intelligenti e intraprenderanno azioni efficaci) e la fiducia reciproca (se le persone impegnate lavorano per aiutarsi a vicenda ad affrontare gli ostacoli comuni, otterranno meraviglie). La soluzione al miglioramento della performance è quindi lo sviluppo delle persone. Alcuni tendono a voler mettere in pratica qualsiasi cosa venga loro in mente e non sopportano di essere sfidati. Altri ritengono che il loro sviluppo personale non sia affare di nessuno se non di loro stessi e vogliono essere riconosciuti per quello che sono e per quello che fanno qui e ora, non per i loro sforzi di miglioramento. Al momento ritengo di collocare il Ds di casa Tarabotto tra coloro che si sforzano di migliorare se stessi e il loro ambiente di lavoro, collegandoli insieme e creando un diverso tipo di core business. Mente fresca, proiezione a modelli organizzativi d’avanguardia e lotta agli sprechi : queste le sfide che lo attendono ancor più importanti dei play in arrivo. Ne va del futuro del Club Rossoblù.