Corvo rosso non avrai il mio scalpo!

Un film cult, un kolossal , presentato in concorso nel 1972 al 25º Festival di Cannes fa da sfondo al mio articolo che non vuole limitarsi a celebrare l’importante risultato ottenuto dal Vado in trasferta contro il Borgosesia (uno stringato 2 a 1 che fa il paio con il 2 a 0 dell’andata facendo sì che ben 6 dei 15 punti in classifica siano stati presi alla cenerentola bianco granata).La trama è incentrata sulla figura del trapper Jeremiah Johnson, interpretato da Robert Redford, una figura liberamente ispirata alla vita del leggendario Mangiafegato Johnson. Ai suoi tempi (ricordo che lo vidi al Film Studio di Savona), fu di  grande impatto in quanto proponeva una visione diversa del classico, stereotipato rapporto tra Bianchi ed Indiani. Al riguardo, si legge nel Dizionario dei film Morandini: “È uno dei western che inaugurarono una nuova tendenza del genere, con gli indigeni amerindi (per intenderci noi vadesi veraci) visti come una cultura ostile all’estendersi della civilizzazione, ma non inferiore né negativa. Il conflitto tra la collettività dei legittimi padroni del luogo e la necessità storica del pioniere (il sempre più isolato clan Tarabotto) scatena una dura lotta, ma sfocia nella necessaria pratica della tolleranza.”.Mi è servita questa introduzione per replicare per le rime a quanto ho visto pubblicato e dichiarato nel dopo gara di quella che non era nè la “partita della vita”, nè la “partita della paura”, nè “l’ultima spiaggia”, da una parte dello staff rossoblù. Detto che i “teneri” ragazzi del neo mister Rossini (8 Under in campo sugli 11 partenti) hanno raggiunto il decimo stop di fila, una serie nera che sembra allungarsi all’infinito e che splalanca le porte al ritorno in Eccellenza (nonostante due partite ancora da recuperare), mi soffermo solo brevemente sull’analisi della innegabile e determinante affermazione di Strumbo e compagni, che ben lungi da essere considerata “un’impresa”, rappresenta una vera boccata di ossigeno in previsione dei futuri impegni.Finalmente (era ora) si è rivisto un centrocampo quantomeno a tre (Bernardini, Bacigalupo e Gulli) e l’impiego sin dall’inizio di quel Saccà tanto apprezzato nel Savona, che oltre a dar man forte in fase di copertura è andato addirittura in gol. Per il resto nemmeno a dirlo dopo la conclusione angolata di Bramante che ha dimezzato le distanze (si era detto di fare attenzione all’unico pezzo importante del mosaico piemontese) il solito quarto d’ora finale di sbandamento con la difesa (ottimo Luppi a compiere la parata match) che questa volta però è riuscita a tenere botta alle iniziative avversarie e a respingere l’assalto velleitario dei sesiani.Così stanno le cose e si farebbe bene anzichè usare toni trionfalistici (già nel dopo Varese questo costume non ha portato bene) a concentrarsi su quello che ha da venire. E sì, perchè nel calcio, come non bisogna buttarsi a terra dopo una o più sconfitte (l’Inter fuoriuscita amaramente da Champions, Europa League e Coppa Italia è ora al comando in solitario per la volata Scudetto) bisogna anche saper gestire e vivere degnamente una vittoria ( l’aver battuto la Juve non è certo servito ad allontanate le ombre sul rischio esonero di Gattuso, ad esempio). Così invece non è stato ed è sintomatico di quel disequilibrio che regna spesso all’interno della società. Ci vuole stile ed eleganza anche nel vincere. Sino ad adesso sono stati i flop continui ed i pochi punti realizzati in proporzione al budget avuto a disposizione ad impedire al club di avere un giudizio giornalistico favorevole. Non certo i vezzi, le antipatie o i disconoscimenti dei cronisti di turno.Nessuno, tanto per rispondere al preparatore atletico Laganaro ha mai messo in dubbio la serietà del lavoro effettuato e proposto (fra l’altro come la buona fede che dovrebbe essere sempre presunta e garantita, stesso discorso dovrebbe valere anche per la serietà, specie se si ha la fortuna di questi tempi di essere regolarmente e ben pagati), ma caso mai, dati alla mano confermati anche in quest’ultima, la qualità e la competenza (il gruppo giocatori per cortesia è da tenere fuori da questa disputa). Infine ho trovato di pessimo gusto, le parole a briglia sciolte del vice allenatore Francomacaro a cui non manca di certo la favella e che non è nuovo a queste performances estemporanee. Non voglio sapere (o meglio lo spero) a chi alludesse dicendo pubblicamente in una video intervista che gira sul web :” Qualche corvo (ecco il nesso tanto atteso con il titolo scelto per il mio pezzo) c’è, ma questa settimana andrà a pascolare da un’altra parte”.Una frase infelice che non si può accettare già di norma, figuriamoci se detta da chi ha l’onore di poter rappresentare ufficialmente un club così storico e glorioso. Non ho la pretesa di ritenermi un esperto di “sciamanesimo” in quanto come credente praticante diffido da coloro che si avvalgono di riti pagani.Ma so riconoscere il “disprezzo” e come tale non lo posso accettare, in particolar modo se rivolto gratuitamente nei riguardi di chi esercita il suo giusto diritto di critica. Renzi scomodava i gufi identificandoli in quanti avevano il torto di non pensarla come lui. Qui si esagera.Il simbolismo del corvo tra magia e predizione (torno a dire che parlo di un campo dove ho solo che da imparare dal mago della Lituania) si sa faccia parte di quella serie di immagini oscure che richiamano in noi una grande inquietudine. Sentire il gracchiare di quest’uccello richiama inoltre in noi la sensazione di un presagio funesto, e guardarlo negli occhi ci fa sentire letti dentro, come se potesse scrutare il nostro interiore. Invito pertanto il coach assistent a correggere il tiro e ad essere più attento nell’eloquio. Oltre ai destinatari dell’hastag allusivo credo che il ricorso sistematico ed allegorico a corvi, cani e leoni (tanto per citare alcuni esempi della fauna mistificata dal vice) nasconda un sentimento antianimalistico che non gratifica. Vorrei infine concludere facendo presente al pimpante “sciamano” sopracitato che la settimana a cui allude è iniziata con le due scoppole del Gozzano e deve ancora finire domenica con l’arrivo al Chittolina del Saluzzo un team pericolante con che bisognerà battere a tutti i costi. Per intanto (della serie “costanti miglioramenti”) dopo le prime prime 3 partite del girone di ritorno il Vado ha un punto in meno rispetto all’andata (3 anzichè 4), ha fatto 2 gol anzichè 4 e ne ha subiti 7 anzichè 5. Per legittima difesa degli attaccati e dell’inoppurtanatamente scomodato “corvo” termino con un consiglio/monito. Per dare una spiegazione simbolica agli animali che appaiono nella nostra vita (e che io personalmente amo, come tanti che mi stanno leggendo), la prima cosa da fare è osservarne il comportamento. Il corvo (che intendo riscattare dallo spregevole accostamento a cui qualcuno ha fatto riferimento e che non pascola ma vola leggiadro) tanto per iniziare è un animale estremamente intelligente, che ha una buona memoria (questo sì che è inevitabilmente un avvertimento) e sa prevedere le situazioni. Nonostante possa apparire poco socievole è in grado di adattarsi perfettamente ai vari contesti sociali.Non è un caso che essendo molto famelico e insaziabile, mangi qualunque cosa persino le “carogne”.Nei popoli nordici i corvi erano animali considerati di grandi virtù e duali: da un lato erano collegati a saggezza, preveggenza e lungimiranza, dall’altro ad accompagnare gli sconfitti nell’aldilà. La loro acuta capacitá di osservazione in qualitá di guardiani e custodi del territorio e l’uso della parola come profezia sono e resteranno  le loro caratteristiche principali ed essendo estremamente canori, continueranno a cantare e vedrete che canteranno.E nella vita canta bene, chi canterà per ultimo.

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