Sotto l’ombra rossoblù Della prima Coppa Italia

Due trasferte : zero punti e cinque gol subiti

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Le opinioni seppur legittime restano tali, mentre i fatti e soprattutto i dati quelli sì che “hanno la testa dura” ed è a quelli che va fatto riferimento. Al posto della nutrita serie di fantasticherie che ho sentito esprimere (un esercizietto a cui spesso il clan rossoblù ama ricorrere) sarebbe bene analizzare più razionalmente i motivi di questo secondo e per certi versi inaspettato tonfo vadese in quel di Saluzzo, al fine di evitarne un terzo e porre rimedio. Si sperava che con il “nuovo corso” sonettiano fosse iniziata una stagione nuove tanto nei risultati (così non è purtroppo poichè anche lo scorso anno il Vado perse la prima a Ghivizzano e la seconda a Sanremo prendendo zero punti e incassando 5 reti) quanto nel tentare di dare spiegazioni e non giustificazioni alle debacle senza scomodare di volta in volta alibi su alibi.E invece, no! E così eccoci a sentirci riproporre ciò che si pensava che con l’avvento di linfa diversa dalla consuetudine a cui eravamo abituati fosse definitivamente debellato.E allora sotto con i soliti ritornelli : “Li abbiamo presi a pallonate (10 occasioni e 13 angoli a favore) ma siamo stati sfortunati nelle conclusioni”; “C’era un rigore enorme a nostro favore ma è stato trasformato in una punizione dal limite”; “Ci è mancata la giusta cattiveria!”; “Il manto erboso era in pessime condizioni e ci svantaggiava”; “Due soli tiri subiti e due gol presi”. Premesso che qualora fosse vero tutto ciò, comunico a chi di dovere che si tratterebbe di una ulteriore aggravante. Ma non sarebbe invece meglio mettersi lì e cercare di capire perchè si continua a perdere con questa puntuale regolarità. A nessuno passa in mente che forse si debbano affrontare le gare esterne più coperti (lo stesso 4-3-3 schierato con il Borgosesia era un azzardo) e che la difesa attuale non sia all’altezza dei compiti ( vedremo se l’innesto del neo arrivato Gabriele Vavassori proveniente dalla Pianese serie C porterà benefici). Non entro nel merito delle considerazioni dello staff rossoblù (si sa d’altronde che chi perde “spiega”) ma mi limito alla pura cronaca, da cui attingo mio malgrado e solo per replicare a chi forse ha visto un altro film. Dei due tiri in porta , due gol si è detto ma invito a prendere atto di altri svariati episodi che vedono il Vado in sofferenza che traggo dalle qualificate relazioni verbali e scritte di miei colleghi sia liguri che piemontesi :1) i padroni di casa si fanno subito avanti guadagnando due calci d’angolo;
2) al 43° Luppi blocca un tiro di Tosi.
3) al 45° il portiere vadese evita il tris con un grande intervento, respingendo un colpo di testa ravvicinato di Carrer.
4) al 7° un fendente di Pittavino lambisce il montante alla sinistra di Luppi (barba al palo)
5) al 31° Luppi atterra un avversario in area: calcio di rigore. Il portiere vadese si fa perdonare respingendo il tiro dal dischetto di Tosi.
6) al 42° Simone Clerici, appena entrato al posto di Tosi, chiama Luppi alla parata.Quali due tiri? L’invito è quindi ad un sano realismo. A Vado, noi vadesi, dalla gloriosa Coppa Italia in avanti di partite ne abbiamo viste tante e come tali ci riteniamo come i “loggionisti” del Regio di Parma, gente che al calcio dà del Tu, eredi di una passione che ci è stata trasmessa fin dai tempi dalla fucilata di Felice Levratto. Come i loggionisti dalla prima nota sino all’ultima, anche noi dalla prima giocata all’ultima ascoltiamo, gustiamo, soffriamo, gioiamo, e a seconda dell’esibizione dissentiamo o applaudiamo. Ed e per questo che non ci piace chi cerca di raccontarci “quella dell’uva”. Spero che in attesa del prossimo impegno casalingo contro il lanciatissimo Derthona (nove punti in 3 gare) ci sia modo di assestarsi e ricompattarsi e soprattutto di mettere sul terreno di gioco chi sente il peso morale e l’onore di indossare la mitica casacca rossoblù.Rosso mattone come dice il mio amico Piero Motta, memoria storica della leggenda Vado.

Felicino Vaniglia

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