Mondiali Qatar 2022. Il fuoricampo dal sapore balcanico

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In mezzo alle questioni persiane e qatarine, tornano i dissapori balcanici. Dopo la gara persa col Brasile, spuntano delle foto scattate nello spogliatoio della nazionale serba: tra una maglia e l’altra appare la bandiera della discordia. È quella ritoccata del Kosovo, colorato coi simboli serbi e la scritta “Nessuna resa”. La questione dell’indipendenza di Pristina continua a macinare polemiche anche in ambito calcistico.Calcio e politica continuano quindi ad andare a braccetto in questo tanto discusso Mondiale in Qatar. Dopo i vari casi relativi ai diritti civili, dopo la questione della nazionale iraniana e il proprio governo a Teheran, è stata questa foto apparsa su Twitter ad aprire il fronte anche sui Balcani. La provocazione è evidente e si rifà all’annosa questione dell’indipendenza del piccolo Stato del Kosovo, ormai indipendente dal 17 febbraio 2008. Parte della Serbia però fatica a riconoscere questo ottenimento politico registrato da tempo; tanto che lo stesso Kosovo ha ormai una federazione calcistica riconosciuta dalla stessa FIFA. Ed è proprio qui che monta la polemica. La Federazione di Pristina infatti non è rimasta a guardare e ha immediatamente preso posizione. Con un secco comunicato sui social ha chiesto alla FIFA di “sanzionare la Federcalcio serba per aver mostrato messaggi aggressivi contro la Repubblica del Kosovo prima della partita Brasile-Serbia ai Mondiali di Qatar 2022”.
Nel complesso rapporto fra calcio e politica nei Balcani c’è anche un capitolo recente che rischia di tornare di moda tra qualche giorno, quando Serbia e Svizzera si sfideranno nuovamente. Già al mondiale del 2018 si affrontarono le due nazionali come terzo match del girone, con in palio la qualificazione. I rossocrociati vinsero in rimonta con gol di Xhaka e Shaqiri, entrambi giocatori di origine albanese della parte più vicina al Kosovo e con famiglie che scapparono in Svizzera ai tempi delle persecuzioni contro gli albanesi nel paese ex jugoslavo. Dopo i gol e al termine di quella partita comparvero richiami a quella questione, con esultanze che mimarono lo stemma dell’aquila a due teste, simbolo della comunità di Tirana e del Kosovo albanese.