La nostalgia degli sportivi

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Non ci voleva certo l’accurato studio di una prestigiosa Università americana per stabilire, in una ricerca sui sentimenti umani, che sono gli sportivi quelli più esposti ai ricordi e alla nostalgia. E questo in base ad una semplice constatazione matematica che ricorda quanti momenti d’incontro , con amici e parenti, ci sono stati nel seguire una squadra nell’arco di quarant’anni, oppure eventi che si ripetono annualmente o, come Mondiali di calcio e Olimpiadi ogni quattro. Lascio a ciascuno di voi un proprio ricordo legato ad un evento e cito le parole di un mio caro amico di Albenga con il quale ogni anno ci troviamo al Ponte Rosso a seguire il passaggio della Milano-Sanremo : “Quanti eravamo ad assistere al primo passaggio della corsa all’interno di Albenga voluta per far vedere a tutti la rinascita della città dopo l’alluvione? Una folla incalcolabile, ma gli anni passano e siamo sempre in meno, complice anche la TV che trasmette tutta la corsa”. Un rito  tutti gli anni, alla stessa ora ad incontrarsi, come un appuntamento da amanti clandestini.  I ricordi cosi assalgono gli sportivi quando si ripete un evento che prima seguivi con persone che non ci sono più. Personalmente faccio fatica, come ieri sera ad assistere a Udinese-Fiorentina, perché il ricordo mi trascina a quel 4 marzo 2018 in cui la partita, come tutto il campionato  di fermò per la scomparsa di Davide Astori, capitano della Fiorentina stroncato la notte prima da un infarto. Quel giorno era anche il compleanno di mio padre e si era organizzato tutto per una domenica piacevole per noi tifosi viola. Quella notizia spense ogni festeggiamento. Ogni volta che si gioca quella partita proprio non riesco a godermela e questo rende davvero reale la ricerca dell’Università americana. Ma forse, proprio gli sportivi che vivono di ricordi, saranno quelli più pronti per non far dimenticare la nostra storia.

Nella foto il ponte rosso di Albenga