Tra “mea culpa” e silenzi d’antan finisce l’irrequieta stagione biancoblù

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Ci sono volte in cui la velocità con cui gli eventi si susseguono impedisce di avere un quadro chiaro di quanto stia “realmente” accadendo. E devo riconoscere che per chi come me cavalca costantemente il “real live” del mondo sportivo, questo impedisce di avere una visione chiara e soprattutto di esprimere considerazioni credibili e verosimili. Circumnavigare con sicurezza e disinvoltura l’arcipelago “Marinelli” (fra l’altro desaparecido) non è certo semplice e ritengo che all’origine di quello che è stato indistintamente bollato come un grande flop tecnico/sportivo vi sia il dover fare i conti con la fantasmagorica personalità del betting men vero re delle diatribe social. Alla base dell’ottenimento di qualsiasi traguardo sta infatti il raggiungimento di un’armonia, di un equilibrio e di una sinergia indispensabili al buon andamento dell’attività in corso. In pratica bisognerebbe avere una vera unità di intenti (sintonia) e soprattutto sotto il profilo manageriale saper definire bene chi fa cosa! Il progetto Asd Savona Calcio 2020 partito con entusiasmo e enormi propositi, ha dapprima subito vari cambi di strategia ed un fitto avvicendamento di uomini cardine e dopo le dimissioni di Enzo Grenno dal ruolo di presidente “simbolico ed attrattivo” pur cambiando pelle e riciclandosi e andato inesorabilmente ad arenarsi e a depotenziarsi. A nulla sono valsi i pur validi correttivi apportati perchè il “problema” è rimasto irrisolto ed anzi accentuandosi non ha che potuto inevitabilmente portare con se alla deriva anche il risultato del campo. Giungono in soccorso le sagge parole pronunciate da Indira Gandhi :
 Penso che una volta leadership significasse imporsi, oggi è invece, possedere le qualità necessarie per meritare la stima delle persone”. E’ partendo da questo aforisma che perfeziono la mia riflessione su quello che è stato giustamente etichettato come “fallimento”. Propongo in prospettiva futura, nell’attesa di un indispensabile “reset” gestionale quelli che ritengo siani i caposaldi da cui ripartire facendo sì che divengano i caposaldi di un club finalmente vincente. E sì! Perchè sarebbe troppo facile, dilettantistico e francamente semplicistico ritenere che poter spendere 10 volte il budget delle competitrici assicurandosi i big sulla piazza sia sufficiente per centrare l’obiettivo. Li sintetizzo per brevità di esposizione in : 1) Cultura; 2) Organizzazione; 3) Vocazione all’umiltà; 4) Spirito di sacrificio; 5) Ricerca costante del miglioramento; 6) Establishment gerarchico (la base di una vittoria non è data dai singoli, ma dall’organizzazione a monte; prima viene la società e la sua Vision.
Poi arriva l’allenatore con i suoi metodi e la strategia ed infine vengono i giocatori con le loro abilità : purtroppo ancora oggi si crede che i giocatori siano la prima cosa, l’allenatore la seconda ed infine la società); una corretta autostima; 8) una giusta e non sfrenata ambizione.
Ecco una tabella sinottica entro la quale inserire in termini comparativi se, come, dove, quando, quali e perchè, vi siano annidati i prodromi che hanno determinato i default accusati contro la Sampierdarenese e quello ancor più grave e recente con la Campese (ultima spiaggia con due risultati a favore su tre, in casa e con una super tifoseria al proprio fianco), che ha tolto ogni speranza di risalire la categoria. Termino la mia analisi che mi riprometto di ampliare e dettagliare ulteriormente con una significativa parabola contenuta nel Vangelo secondo Matteo che spero serva da monito per guardare al futuro :”Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».