L’Atletico Lucca S.C. 1970 : una società modello per i giovani

Tutto iniziò nel 1970 al “Bar Galli”, nel quartiere est della città di Lucca detto il “bastardo”, dove un gruppo di amici amanti del calcio (molti erano ex calciatori) decisero di fondare una società sportiva indirizzata ai giovani. Leggiamo la cronaca direttamente da un articolo tratto da un quotidiano locale del 1970:” – Come e perché? Ce lo spiega un dirigente:”Vogliamo costruire qualcosa di valido a livello di centro per giovani, per bambini, per passione, perché siamo stufi di sentir dire che Lucca è all’ultimo posto di certe iniziative. Poi anche perché il calcio della domenica non ci soddisfa più. E’ un calcio fatto di beghe, di biglietti salati, isolato per quella che è la partecipazione del pubblico alle vicende. Noi siamo tutti amanti della palla rotonda, abbiamo giocato ed ora vogliamo trasmettere il nostro entusiasmo ai ragazzini…”.Con questa gente di buona volontà abbiamo discusso al caffè che è poi la sede sociale, che è poi lo stesso posto dove una sera chiacchierando del più e del meno, nacque l’idea: Una idea di tifosi? Non tanto. Più che altro si considerano sportivi delusi di quello che troppo spesso il calcio non offre a tutti i livelli. E allora i giovani, i ragazzini d’un colpo hanno rappresentato un’ancora di salvezza, di scopo per qualcosa che valesse la pena di fare. Così all’”Atletico Lucca”, colori sociali rosso-nero (non a caso…) club portato avanti da giovani imprenditori, i ragazzini in erba scoprono il calcio, imparano i segreti, assimilano i “fondamentali”. Educare questi ragazzi (dai 10 ai 14 anni) agonisticamente, ma anche star loro vicini per migliorarne personalità, stile, comportamento di gruppo. L’Atletico Lucca indegna calcio da trent’anni, Quando si apprestava a tagliare il traguardo dei 30 anni di attività lo fece con una grande festa, con la premiazione dei dirigenti storici, con una cena al campo sportivo Henderson. Ma lo fece soprattutto circondandosi dell’affetto degli atleti che in nei tre decenni avevano indossato la sua maglia, crescendo e facendo crescere una società che è presa a modello in tutta la regione. Non è un caso che l’Atletico sia stato premiato  quale migliore società toscana a livello giovanile e che al suo massimo dirigente, Pierluigi Galli, sia stato dato l’oscar quale miglior presidente. In un momento in cui le nuove leggi, lo sviluppo del calcio professionistico, l’indirizzo che la scuola sta prendendo verso il tempo pieno, creano ombre sul futuro dei settori giovanili, l’attività dell’Atletico Lucca rappresenta una sorta di baluardo a difesa di un patrimonio che non è solo sportivo ma anche sociale. Il sodalizio come detto venne fondato il 12 novembre 1970. Insieme all’attuale presidente, l’idea fu portata avanti da Paolo Serantoni, Marco Tuccori, Franco Galli, Candido Arrighi, il popolare “Traliccio” e da altri appassionati e si concretizzò rapidamente. Le prime partite furono giocate al campo di Nave e subito, grazie all’organizzazione che venne data alla società si ottennero buoni risultati. Da Nave si passò a Montuolo, quindi a San Vito, alla Scogliera, a San Filippo e di nuovo alla Scogliera prima di poter avere a disposizione il campo Henderson. Ricorda il presidente Galli: “Quando fondammo la società, ci premurammo subito di darle un’organizzazione precisa, grazie al contributo di esperienza che ognuno di noi aveva maturato nel calcio, cercando di insegnare i fondamentali di questo sport. Oggi i ragazzi di allora sono medici, impiegati di banca, camerieri, assicuratori, ma ognuno di loro è rimasto legato a questa società e si ricorda dei 6-7 anni trascorsi con questa maglia. D’altronde da quei tempi a oggi una cosa non è cambiata: la voglia di divertirsi dei ragazzi”. L’Atletico è una realtà conosciuta e apprezzata più a livello regionale, che locale, con un organigramma societario di 35 persone, uno staff tecnico che oltre agli allenatori fa leva su quattro preparatori di tecnica individuale. Tre i settori: primi calci, esordienti e squadre di calcio con 11 formazioni che prendono parte ai vari campionati. Complessivamente gravitano attorno al sodalizio 200 ragazzi fra i 7 e i 17 anni. In trent’anni diversi sono approdati in serie A: basta citare Benedetti, Bresciani, Ansaldi, Dianda, il compianto Pisani; molti altri hanno militato in formazioni di B e C, grazie ai rapporti privilegiati che la società rossonera ha con Bologna, Udinese, Fiorentina, Empoli, Pistoiese, Lucchese, Genoa e Sampdoria. Ma al di là della parte tecnica (dice il presidente: “vincere sempre fa male, ma perdere fa peggio”), all’Atletico si presta particolare attenzione alla crescita dei ragazzi e all’aspetto sociale. Ne sono conferma due fatti. Il primo è rappresentato dagli slogan che compaiono su borse, tute, magliette e perfino su un piccolo spazio che la società si è ritagliata nei cartelloni pubblicitari. Sono quattro e tutti non hanno bisogno di commenti: no alla droga, no alla violenza, cura l’ambiente, difendi la natura.Secondo è una sorta di decalogo che viene inculcato a tutto lo staff tecnico: lealtà sportiva, fair play, educazione, rispetto dell’avversario e degli altri in genere, allegria e ottimismo,nessuna violenza.L’arbitro? Non deve esistere, caso mai va aiutato. Preciso l’indirizzo anche sotto il profilo tecnico: le squadre dell’Atletico giocano con portiere, libero, due marcatori, due cursori laterali, tre centrocampisti, due attaccanti. No alla tattica del fuorigioco, attenzione agli schemi sui tiri da fermo.L’ultima osservazione è per i genitori. “il loro tifo alle partite  talvolta e deleterio. Mettono una pressione eccessiva sui loro ragazzi, si fanno travolgere dal pathos”.

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