Quando il Savona Calcio, tra la sorpresa generale, aveva affidato il suo futuro calcistico a Lele Cola, in tanti si erano posti le fatidiche domande : Quanto durerà? Quanto potrà stare in sella? Farà da apripista sino all’arrivo di un “grande”? Intendiamoci: mister Cola merita rispetto, in quanto non è certo facile salire sull’ammiraglia biancoblù! Si è creato nel tempo il suo bagaglio conoscitivo e senz’altro l’esperienza vissuta lo avrà anche aiutato a crescere. Ma ciononostante, le credenziali, il “profilo” come si dice adesso, per guidare una Ferrari, come lo è l’ambizioso entourage (rosa e dirigenza) degli striscioni, non gli sono state mai accreditate. Fin dall’inizio è stato visto, interpretato, concepito, da tutto l’ambiente come un mero traghettatore. Nel gergo calcistico, si indica come tale un allenatore ad interim, una figura cioè che transita temporaneamente in una società nell’attesa di un allenatore stabile con il compito di portare la nave in porto sicuro (in questo caso vincere il campionato di Prima Categoria ). Si può riuscire nell’impresa e certamente questo è avvenuto (onore al merito), ma immediatamente dopo, occorre chiedersi quanto ci abbiano messo DG, DS, e company (in termini di percentuale del successo ottenuto), e soprattutto se si ritiene che orientandosi verso un nuovo progetto ( cercare di rivincere, salendo uno scalino come la Promozione) senza la necessaria (questo è il mio punto di vista) rivoluzione tecnica. Spesso infatti il ruolo di “custode” non approda ad una riconferma, vale a dire ad una nomina definitiva. Qui invece sì, e questo è stato l’errore di fondo. Pagaiare un fiume calmo e per brevi tratti è una cosa. Accreditarsi in alto mare un’altra. Salgono improvvisamente le onde : il livello dei giocatori, il tasso di esperienza e competenza, le esigenze del pubblico. Trovi team più attrezzati e mister mestieranti Dopo l’ennesima battuta a vuoto ( il doppio recupero sul Finale di Alessi : ancora un pareggio in affanno frutto di tenacia ma senza una precisa identità di gioco) e una notte di riflessione, prima di arrivare all’esonero, sono giunte le dimissioni, per la verità né inaspettate nè già messe in conto. Più che un atto di onestà si prestano ad essere lette come un getto della spugna, la qualcosa a -8 dalla vetta poteva e doveva essere evitata. Va riconosciuto che Cola non si è mai trincerato dietro a troppi alibi(dagli arbitraggi, al calendario, ai tanti infortunati) ne’ ha puntato il dito puntato sul gruppo.Pur tuttavia ritengo che come per Tudor ( scusate il paragone, ma l’esempio calza) non gli siano stati fatali solo i risultati negativi. Bisognava pensarci prima! Quando sai di aver ottenuto una fiducia ad orologeria è impensabile che ciò non si riverberi sulla squadra. Nasce così quella insicurezza che si trascina e che porta ineluttabilmente a
trasformarsi in una confusione tattica e di ruoli sempre più evidente. Sentendo i calciatori può succedere che a parole siano tutti dalla parte del tecnico, ma nei fatti, chi sa di questo sport spietato, sa che non è così. L’uso dell’arte della diplomazia che ha potuto per un certo tempo alleggerirne le uscite, è finito quando mister Cola si è venuto a trovare con le spalle al muro. E allora basta qualche allusione, qualche cambio di umore, qualche velata contestazione al proprio operato che ecco riapparire sullo sfondo quell’etichetta di “traghettatore”, un brand sempre rifiutato, ma mai cancellata del tutto e che gli ha presentato il conto . Il risveglio ha messo d’accordo tutti : mister (manlevatosi da una responsabilità più grande delle sue attuali possibilità), dirigenza bianconera (aspettare ancora a trarre il dado avrebbe fatto correre il rischio di allontanarsi dalla parte nobile della classifica), tifosi ( sicuramente ansiosi di cancellare il problema). Da qui la svolta e la fine di un interregno a firma Cola. Si fa ora il nome di Sarpero, il più gettonato a quanto pare tra un bel lotto di aspiranti ad una panchina, che, non me ne voglia nessuno, è stata, è, e resterà sempre la più ambita della Provincia e non solo. Speriamo che sparisca lo stress e quel sentirsi sempre sotto esame che ha contraddistinto la ormai superata reggenza. Per quanto mi concerne, sia esso Sarpero o un altro, spero non agisca da conservatore dello status quo, ma che lo scompigli. Nè taumaturgo, nè asceta che vive confinato in una grotta sperduta acque, bensì un razionale che scenda nel villaggio per ristabilire l’ordine. che riesca a rendere reversibile una situazione apparentemente irreversibile. Siamo quasi al giro di boa. Si va a Bragno dove si dovranno fare i conti con l’ex Flavio Ferraro che ha già reso difficile la vita alla battistrada Praese.
trasformarsi in una confusione tattica e di ruoli sempre più evidente. Sentendo i calciatori può succedere che a parole siano tutti dalla parte del tecnico, ma nei fatti, chi sa di questo sport spietato, sa che non è così. L’uso dell’arte della diplomazia che ha potuto per un certo tempo alleggerirne le uscite, è finito quando mister Cola si è venuto a trovare con le spalle al muro. E allora basta qualche allusione, qualche cambio di umore, qualche velata contestazione al proprio operato che ecco riapparire sullo sfondo quell’etichetta di “traghettatore”, un brand sempre rifiutato, ma mai cancellata del tutto e che gli ha presentato il conto . Il risveglio ha messo d’accordo tutti : mister (manlevatosi da una responsabilità più grande delle sue attuali possibilità), dirigenza bianconera (aspettare ancora a trarre il dado avrebbe fatto correre il rischio di allontanarsi dalla parte nobile della classifica), tifosi ( sicuramente ansiosi di cancellare il problema). Da qui la svolta e la fine di un interregno a firma Cola. Si fa ora il nome di Sarpero, il più gettonato a quanto pare tra un bel lotto di aspiranti ad una panchina, che, non me ne voglia nessuno, è stata, è, e resterà sempre la più ambita della Provincia e non solo. Speriamo che sparisca lo stress e quel sentirsi sempre sotto esame che ha contraddistinto la ormai superata reggenza. Per quanto mi concerne, sia esso Sarpero o un altro, spero non agisca da conservatore dello status quo, ma che lo scompigli. Nè taumaturgo, nè asceta che vive confinato in una grotta sperduta acque, bensì un razionale che scenda nel villaggio per ristabilire l’ordine. che riesca a rendere reversibile una situazione apparentemente irreversibile. Siamo quasi al giro di boa. Si va a Bragno dove si dovranno fare i conti con l’ex Flavio Ferraro che ha già reso difficile la vita alla battistrada Praese.

