Memory Doc (4): Mi chiamo Marco, Marco Pantani

Tanti di noi, appassionati di ciclismo, eravamo a casa domenica 7 giugno 1998 quando Marco Pantani vinse il Giro d’Italia, preparando già il trionfo del Tour, un paio di mesi dopo. Come nella canzone di Paolo Conte lasciammo che le nostre compagne andassero magari non al cinema, ma in spiaggia a godersi una giornata di mare. Ho in mente quella domenica, ma proprio non riesco a lasciarmi trasportare dalla malinconia che assale sempre gli sportivi. A me subentra la rabbia di come Marco sia stato trattato l ‘anno seguente, con quella perquisizione notturna a Madonna di Campiglio, trattato come un boss della camorra. E ricordo gli avvoltoi, ad iniziare da quel Candido Cannavo’ sempre in veste di accusatore. Lui insieme ad altri che invece girarono le spalle alla notizia che Armstrong si era inventato un tumore per aggirare i regolamenti e tradire chi era malato veramente. Pantani ha iniziato a morire quella notte  perché certe immagini te le porti dietro, ovunque sei, ovunque andrai. Il resto lo conosciamo e ci fa tanto male ricordarlo che a volte lo vogliamo rimuovere. Grazie comunque Marco, grazie di quello che ci hai regalato, il tuo nome rimarrà impresso nella mente di noi appassionati, certo più dei tanti perfetti sconosciuti che corrono oggi. E sai cosa faccio, anzi cosa facciamo con tanti appassionati ? Oggi ce ne andiamo su una salita, magari quella di Madonna di Campiglio e ti aspettiamo. E ci illuderemo che prima o poi spunterai da quella curva con il tuo viso stanco e malinconico e fermandosi un attimo con noi ci dirai  “mi chiamo Marco, Marco Pantani “

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