La morte va in vacanza

Jason Dupasquier, pilota svizzera di moto3, e’morto questa mattina, dopo la terribile caduta di ieri pomeriggio al Mugello. E nonostante questo tutto e’andato avanti con regolarità, salvo l’assenza del pubblico che ormai ci domandiamo quando tornerà da noi sugli spalti. Le gare, soprattutto la MotoGp, sono andate avanti, con qualche commento di nauseante retorica espresso dai telecronisti e dai piloti. Ormai la morte nello sport non fa notizia, e’ come se fosse andata in vacanza, come nel capolavoro cinematografico in bianco e nero. La morte vista soltanto come un fastidio in un mondo cinico che non consente soste, riflessioni, magari anche qualche ribellione da parte degli attori protagonisti che sembrano come lavoratori in nero in mano al caporalato. La morte non ha mai fermato gli eventi, almeno quelli professionistici. Accade così dalla sanguinosa finale della Coppa Campioni giocata all ‘Hysel con la scusa che un rinvio avrebbe causato altri morti, oltre quei 37 corpi straziati. Lo sport non di ferma mai e solo la pandemia ha imposto una sosta forzata. Oggi, visto che il pubblico era assente, si poteva sospendere la MotoGp, ma le tv a pagamento avrebbero alzato la voce. Noi abbiamo spento la tv, un gesto che non servirà a niente ma che almeno non ci rende complici di questo mondo di indifferenti.

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