Quando c’era Puhl e non la Var

Credo sia giusto ricordare, in questo inizio di giornata, Sandor Puhl, arbitro  ungherese scomparso poche ore fa. E credo lo dobbiamo anche per onorare la figura del direttore di gara che compare quasi sempre per polemiche, sviste, accuse di essere di parte. Arbitri che, anche per un regolamento interno, non possono lasciare dichiarazioni, non possono tenere conferenze stampa e che quindi, finita la carriera, finiscono nel dimenticatoio, tanto con il ricambio si può sempre puntare il dito contro qualcuno. E allora ricordiamo Puhl che ha arbitrato partite importantissime, anche se per noi dolenti come la finale mondiale Italia-Brasile del 1994 quella terminata con i pianti degli azzurri dopo i rigori. E poi pure la finale Coppa Campioni Juventus-Borussia Dortmund vinta dai tedeschi. Quattro anni, dal 1994 al 1997, designato miglior arbitro internazionale. Un grande fischietto che non poteva essere supportato dalla Var che era ancora una parola sconosciuta. Giusto ricordarlo, perché piaccia o meno ricordiamoci che senza gli arbitri non si gioca a calciomercato salvo nelle partite a spiaggia tra amici,

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