Prima PaginaSotto l’ombra rossoblù Della prima Coppa Italia

Perdere con la “prima” ci sta, ma conviene mettere l’elmetto in testa.

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Giocare bene e perdere è la cosa più facile da ottenere nel gioco del calcio (probabilmente ti prendi i complimenti a fine match anche dalla squadra che ti ha battuto). Questo è il motivo per cui tanti club (Juventus in testa) da tempo hanno virato decisamente verso l’importanza del vincere o quantomeno, come nel caso del Vado a Bra, si sarebbe dovuto cercare di non perdere come invece è stato. Tra giocare bene e vincere infatti c’è una gran bella differenza, specie se come pare (8 punti in 8 partite non lasciano dubbi) si dovrebbe seriamente iniziare a pensare a salvarsi.Le partite oramai non le si possono commentare a proprio piacimento, nè trasformarle in leggende metropolitane. Siamo in piena epoca next 4.0 in cui tra streming, dirette, highlights, video amatoriali ciò che emerge dalla contesa non si presta a manipolazioni e/o forzature di sorta. Sostenere di aver “dominato” i rivali al termine di un 3 a 1 oltre che ad essere irriguardoso nei confronti della capolista è privo di fondamento. Ben altra cosa è sostenere di aver tenuto il campo alla pari per lunghi tratti (addirittura anche quando si ci è trovati in inferiorità numerica : a tal proposito, occorre stigmatizzare l’espulsione per protese in un momento così delicato (trattasi di doppio giallo), tanto più se determinata da capitan Taddei, il giocatore con il più alto tasso di esperienza) e di meritare al termine magari un passivo meno rotondo. Sta di fatto che contro una compagine proveniente da uno stop forzato di 40 giorni, vittima di casi di Covid, senza incontri che contassero da diverso tempo e quindi senza il cosidetto “ritmo partita”, per giunta rimaneggiata, non sarebbe sembrato strano riuscire a portar via il punto, specie se provenienti dall’epica vittoria di Varese.Così non è stato! e allora via alle danze.Dal ritornello dei rigori negati, alla giornata no della terna arbitrale, dall’atteggiamento antisportivo dei ragazzi di Daidola, al trito e ritrito slogan del “creiamo molto ma non concretizziamo”. A mio parere solo sterili tentativi di ricerca di alibi. Da una parte, quella del fantasista napoletano Cardore, ho visto tanta qualità più nel gruppo che nei singoli, tanta buona volontà e coesione, vorrei dire anche la “testa” giusta per rafforzare la leadership pedalando con intelligenza. Gente che guardava al sodo. Ritengo quindi che al “Bravi” siano stata questa la chiave per la svolta, a partire dal supporto dei neo entrati che hanno fortemente dimostrato che alla base della posizione in classifica sta il concetto della “panchina equivalente”. Più che migliorare lo score, o provare qualcosa di nuovo, lavorerei sulle motivazioni iniziando dal far sentire importanti tutti i giocatori. La Caronnese è in arrivo e serviranno forze fresche e determinazione. Perchè vista la vicinanza con l’importante test non si è fatto riposare un centrocampista dell’attuale quadrilatero dando minutaggio ad un ex titolare qual’è Dagnino? Si parte dalla “gestione” se si vuole arrivare all’obiettivo, sempre che se ne abbia la “vision” e non viceversa. Impresa che va esperita, ancor prima di iniziare a parlare di mercato (come consuetudine) un messaggio comunicativo errato poichè disincentiva gli attuali in rosa e non offre la dovuta valorizzazione ad uno dei vivai più attrezzati d’Italia.Ripeto che, cedere con la prima della classe ci poteva stare, ma guardando al futuro e facendo i conti con chi sta dietro ma deve ancora fare dei recuperi, bisogna al più presto cambiare marcia e l’arma sta nel saper costruire una mentalità. Lotta dura senza paura, questo ti attende glorioso cuore rossoblù!

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